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Notizie dalla natura

 

La natura ci fornisce tanti preziosi prodotti.

In ogni stagione si possono trovare frutti legumi,verdure dalle svariate caratteristiche.

Con tutto questo al grotto Morchino prepariamo gustose pietanze ricavate dalle ricette della tradizione o frutto dell'inventiva del nostro cuoco Ivan Sperandio.

  1. Gli asparagi
  2. Le spugnole
  3. La castagna
  4. La zucca
  5. Zincarlìn da la Val da Mücc
  6. La polenta afrodisiaca

GLI ASPARAGI

 
La storia

Probabilmente originari della Mesopotamia, come dimostrerebbe anche il loro nome secondo alcuni, di origine iraniana, gli asparagi appartengono alla famiglia dei gigli e dei mughetti.

Fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo dagli egizi e in Asia Minore 2000 anni fa, così come in Spagna. Mentre i greci non sembra che coltivassero gli asparagi, i Romani già dal 200 a.C. avevano dei manuali in cui minuziosamente se ne espone la coltivazione. L'asparago fu appunto citato da Teofrasto, Catone, Plinio e Apicio; in particolare questi ultimi due ne descrissero accuratamente non solo il metodo di coltivazione, ma anche quello di preparazione. Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che, ad esempio, sembra che abbiano fatto delle navi apposite per andarli a raccogliere, navi che avevano come denominazione proprio quella dell'asparago ("asparagus").

 

Dal XV secolo è iniziata la coltivazione in Francia, per poi, nel XVI secolo giungere all'apice della popolarità anche in Inghilterra ; solo successivamente fu introdotto in Nord America. I nativi americani essiccavano gli asparagi per successivi usi officinali.

 

Tipologia

La pianta è erbacea. La parte aerea che li costituisce è formata da foglioline leggere, piccoli fiori di colore giallo e bacche di colore rosso.

La parte commestibile è costituita dai giovani germogli o turioni, che spuntano alla base dei rizomi legnosi, denominati zampe. Sono di forma allungata, consistenza carnosa e sapore piuttosto delicato.

 

Esistono diverse tipologie di asparagi , esse si distinguono soprattutto per aspetto, sapore e tipologia di coltivazione; la composizione chimica, invece, risulta pressappoco la stessa. L'asparago bianco, ad esempio, viene coltivato in assenza di luce durante la sua crescita. Molte altre piante possono essere chiamate "asparagi", o comunque usate in cucina al loro posto; in realtà si tratta di piante imparentate alla lontana col Asparagus officinalis: ne è un esempio l'Ornithogalum pyrenaicum, che può essere anche chiamato Asparago di Prussia.

Alcuni tipi di asparago possono anche essere tenute in casa come piante ornamentali.

 

Asparagi al grotto Morchino

 

L'asparago in cucina

Il gusto dell'asparago evoca un sapore di carciofo; quando è fresco ha un sentore di spiga di grano matura, in particolare si distinguono:

* L'asparago bianco, che germogliando interamente sotto terra e in assenza di luce ha un sapore delicato e molto fine.

* L'asparago violetto, dal sapore molto fruttato, è in realtà un asparago bianco che riesce a fuoriuscire dal suo sito e, vedendo la luce, la punta diventa lilla. Ha un leggero gusto amaro.

* L'asparago verde che germoglia all'aria aperta portando a compimento il suo processo naturale di fotosintesi clorofilliana, esso ha un sapore demarcato e il suo germoglio possiede un gusto dolciastro. È il solo asparago che non ha bisogno di essere pelato.

 

In cucina si utilizzano germogli verdi o bianchi: gli steli dovrebbero essere duri, flessibili, resistenti alla rottura, dello stesso spessore e con le punte ancora chiuse, la base non dovrebbe essere troppo secca.

Per la preparazione, occorre tagliare le estremità legnose dell'asparago e, a seconda della tipologia, togliere eventualmente la pelle bianca fino a 4 cm sotto il germoglio o oltre nel caso di asparagi vecchi o particolarmente grandi. I cuochi più esigenti prima della cottura li immergono in acqua gelida e talvolta la pelle viene aggiunta all'acqua di cottura e rimossa solo alla fine poiché ciò, secondo alcuni, ne preserverebbe il gusto.

L'asparago per essere consumato viene prima lessato a fiamma alta con acqua molto salata per il minor tempo possibile oppure cotto a vapore; di solito il tempo di cottura tipico per gli asparagi è 12 - 18 min. a seconda dello spessore. Un miglioramento di tale metodo di cottura consiste nel legare gli steli e fare in modo che solo la parte inferiore degli stessi sia cotta in acqua bollente, mentre i germogli fuoriuscendo dall'acqua otterranno una cottura a vapore. A tal proposito esistono pentole del tutto particolari, generalmente alte e cilindriche, dotate di un cestello con maniglie e base perforata, che rendono questo processo assolutamente sicuro. Subito dopo la cottura, per preservare il colore vivo qualcuno consiglia di bagnarli in acqua gelata.

 

Generalmente l'asparago viene, nella sua preparazione più semplice, servito con uova sode o fritte, più raramente con una salsa delicata (ad esempio la salsa olandese,la vinaigrette o salsa burro-bianco(FR) o ancora con salsa maltese) oppure insieme a del burro sciolto, o ancora a un filo di olio d'oliva e del Parmigiano reggiano. Essi possono essere anche serviti fatti saltare in padella con dei funghi e servirli come accompagnamento di una Faraona. Gli steli, grandi o piccoli che siano, possono essere usati per preparare una zuppa di asparagi, in mousse o in vellutata. Nei ristoranti cinesi è possibile assaporare l'asparago fritto accoppiato a pollo, gamberi o manzo.

 

Gli effetti degli asparagi

Gli asparagi sono un gustoso e nutriente ortaggio, sono ricchi di fibra, vitamine A, B1, B6, C, acido folico, amminoacidi, carotenoidi, potassio e fosforo, ma nel contempo sono poveri di calorie.

Gli asparagi riducono il ristagno dei liquidi grazie alla presenza di purine (che in seguito alla loro scissione originano acido urico), quindi sono diuretici e depurativi, inoltre sembra che favoriscano la stimolazione dell'appetito. Bisogna tuttavia ricordare che lo stimolo diuretico esercitato dagli asparagi può risultare irritante per i reni, tanto che questo ortaggio è in genere sconsigliato a chi soffre di insufficienza renale e di nefrite.

Le purine manifestano inoltre un moderato effetto tossico e nell’asparago sono presenti insieme all’acido ossalico: entrambe queste coincidenze sconsigliano il consumo di asparagi per chi è affetto da problemi ai reni e alle vie urinarie, oltre che non indicato per chi soffre di gotta.

Gli asparagi contengono l’aminoacido asparagina - o acido aspartico: è questo a conferire all'urina il tipico odore, attraverso un rapido metabolismo che lo trasforma in prodotti di degradazione solforati, quali i tioli e i tioesteri. Questo odore dell'urina è strettamente legato all'efficienza renale: se il sistema renale è efficiente, l'odore si sente nell'orinazione immediatamente successiva (dopo 10-15 minuti) all'ingestione degli asparagi. L’odore caratteristico dell’urina dopo l’ingestione di asparagi non si avverte in tutti i consumatori e non ha alcuna relazione con problemi di salute o di tossicità!

Sia le purine, che in parte l’acido aspartico, vengono in larga parte dispersi con una bollitura prolungata in piena acqua: gli effetti sono dunque più pronunciati consumando gli asparagi sotto forma di decotto, oppure saltati in olio o burro.

Ricordiamo ancora che nei casi di obesità, una diuresi abbondante giova a eliminare l’acido urico e tutti i residui del ricambio organico che si potrebbero trasformare in grassi, anche perchè l’acido aspartico aumenta il ricambio basale in modo notevole, con relativa asportazione di tossine e altri prodotti nocivi all’organismo.

Asparagi al grotto Morchino

 

Consigli

Quando l'acquistate ...:

controllate i germogli che devono risultare freschi e in buone condizioni, cioè dritti, sodi ed integri, privi di ammaccature.

Fate attenzione:

al gambo che deve essere poco legnoso e verificate che gli asparagi che compongono il mazzetto siano della stessa lunghezza.

Conservazione:

in frigorifero, nel cassetto della verdura, avvolti in un panno umido, possono resistere per 4 giorni. In alternativa potete immergere i gambi degli asparagi nell'acqua fredda e conservarli per 24 ore, fuori dal frigorifero.

Proprietà:

gli asparagi contengono poche calorie, per questo sono particolarmente indicati nelle diete dimagranti. Hanno proprietà depurative, ma sono anche ricchi di acido urico, per cui è sconsigliato il consumo a coloro che soffrono di cistite, gotta e infiammazioni ai reni. Per finire hanno un alto contenuto di calcio, fosforo e potassio.

Come trattarlo:

le punte degli asparagi o turioni, sono decisamente la parte migliore e priva di scarto.

Dal gambo va eleminata la parte finale molto fibrosa, poi con l'aiuto di un coltellino ben affilato o dell'apposita mandolina, si procede in questo modo: poggiate gli asparagi su un tagliere per evitare che si spezzino, e sbucciate il gambo procedendo dalla punta verso la fine, per eliminare la parte filamentosa, poi raccogliete i germogli a mazzetti e legateli con del filo bianco da cucina.

Legare gli asparagi equivale a facilitare l'eliminazione dell'acqua durante le operazioni di scolatura.

LE SPUGNOLE

 

Le spugnole al grotto Morchino

 

Nessun fungo più delle spugnole può esemplificare il mistero del mimetismo in natura.

Il più delle volte crescono erette e ben al di fuori del tappeto di foglie o del manto erboso, eppure capita spesso di passare oltre e non scorgerle, quasi fossero invisibili e giocassero a nascondino.

Ci vuole esperienza per trovarle, bisogna farsi l'occhio; poi però non si sbaglia perché non esiste altro fungo fatto così: un gambo cavo sovrastato da un cappello, la mitra, formato da tante cavità, gli alveoli, e una particolare consistenza ceracea.

 

Si dividono in due grandi gruppi:

  • Le spugnole gialle (Morchella esculenta e le sue varietà),

  • Le spugnole coniche (Morchella conica e alcune specie molto simili).

 

Le spugnole gialle possono essere di grandi dimensioni (fin anche raggiungere il chilo di peso), hanno il cappello di forma da conica (ma con base ampia) a globosa e gli alveoli sono profondi e posti in modo disordinato. Il colore va dal giallo-ocra al giallocrema al grigiognolo, raramente al grigio-nero.

Questo tipo di spugnola cresce di preferenza sotto frassino, olmo o pioppo, raramente nelle vigne o nei frutteti. Preferisce le ripe dei ruscelli, i pendii dei canaloni umidi, le zone con terreno sabbioso lungo il mare o i grandi fiumi.

 

Le spugnole coniche hanno generalmente forma più slanciata, con cappello conico o quasi cilindrico, sono più piccole, hanno gli alveoli allineati in file verticali.

Il loro colore è il nero, il grigio scuro con a volte riflessi verdi o bruni, il bruno, il grigio chiaro con riflessi rosa. Crescono prevalentemente in montagna nei giardini delle case o nelle radure dei boschi di conifere. Oppure crescono proprio sul mare sotto alle grandi eriche. Infine si possono trovare nei meleti, nelle vigne, anch'esse sui terreni sabbiosi lungo i fiumi.

 

Ben cotte, altrimenti potrebbero fare brutti scherzi, sono compagne che san stare al loro posto se in compagnia di altri ingredienti altrettanto preziosi, accettando il ruolo di comprimarie nell'interesse del magnifico equilibrio del piatto. Il miglior accostamento è con le uova, ma risotti, sughi rossi e bianchi, salse per il pollo, tortini, crespelle con le spugnole diventan davvero sublimi.

 

Le spugnole secche, a differenza dei porcini secchi, sono molto simili a quelle fresche, purché siano seccate bene (se possibile intere) e venga utilizzata la loro acqua di ripresa. E' bene conservarle in vasi a chiusura ermetica dopo un passaggio di 24 ore in freezer per uccidere le uova dei parassiti.

 

Le spugnole sono le morilles della grande cucina d'Oltralpe, costosissime sui mercati.

Fresche o secche sono un'esplosione di sapore e aroma, molto eclettiche in cucina, autentico stimolo per lo chef.

LA CASTAGNA

 

Le castagne al grotto Morchino


Tipicamente autunnale, la castagna prende il suo nome da quello di un’antica città della Tessaglia, regione settentrionale della Grecia, che sorgeva al centro di estesi castagneti. La diffusione del castagno "Castanea sativa" ha poi interessato tutti i paesi del Mediterraneo ed alcune zone dell'Asia minore. Grazie alla sua adattabilità a temperature abbastanza fredde, in Italia si trova anche nelle zone appenniniche e prealpine.
La castagna ha costituito nel passato un cibo fondamentale per molte popolazioni povere, che la usavano come sostitutivo del pane, rispetto al quale ha un valore energetico più elevato (36-37% di amidi e zuccheri). Oggi la coltivazione del castagno non è più molto diffusa, perché a basso reddito e perché compromessa da gravi malattie. Le grandi estensioni europee del passato sono state gravemente attaccate, all'inizio del '900, dalla Phytophtora cambivora, un fungo responsabile del cosiddetto "mal dell'inchiostro" per le macchie bluastre sulle radici, che ha quasi completamente distrutto i boschi di castagno americani.
Le castagne non sono nient'altro che i semi del castagno e sono contenute di solito in numero di tre nel riccio, il frutto ricoperto di aculei, risultato della trasformazione delle squame che proteggevano il fiore. Le castagne si distinguono di solito in castagne domestiche o comuni e marroni. Le prime sono più piccole, con buccia cuoiosa di colore marrone intenso e forma schiacciata; i marroni utilizzati soprattutto in pasticceria - sono cuoriformi, di dimensioni maggiori, con buccia bruno rossiccia con striature e pellicola interna che si stacca completamente. Vengono consumate, fresche o essiccate, dopo cottura o ridotte in farina.
Del castagno si usa anche il legno, particolarmente apprezzato per la sua compattezza e la sua caratteristica di resistere alla decomposizione perché molto ricco di tannini.

Le castagne al grotto Morchino
 

ALIMENTAZIONE
Rispetto alla frutta fresca, l'apporto calorico delle castagne fresche (210 calorie circa per 100 g) è superiore, inoltre le castagne contengono anche proteine vegetali, sali minerali, vitamine idrosolubili, mentre sono prive di vitamina C. La composizione della castagna è simile a quella del grano; tuttavia il suo valore nutritivo è inferiore a quello della farina di grano. Un altro pregio della castagna è legato alla sua struttura particolare: il riccio infatti protegge il frutto dai residui dei trattamenti chimici.

LA CASTAGNA IN CUCINA
Le castagne possono essere utilizzate nella preparazione di varie pietanze, oppure possono essere consumate direttamente, sia bollite in acqua e sale (ballotte), sia cotte in apposite padelle forate (caldarroste, meno digeribili a causa delle inevitabili imperfezioni della cottura). Vengono anche utilizzate per la preparazione di dolci, marmellate e confetture. Le castagne possono anche essere essiccate; dalle castagne secche si ricava la farina con cui poi si prepara il castagnaccio.

INFORMAZIONI ALIMENTARI
Carboidrati: 44,2; proteine: 3,5; grassi: 1,8; acqua: 41; calorie: 207. Parte edibile: 69; calorie al lordo: 134.

 

LA ZUCCA

 

zucca 2


 

NOTIZIE GENERALI

E' dolce ma non ingrassa. E' ipocalorica, ma sazia a volonta'. E' ottima come antipasto, ma anche come dessert.

Vuota o piena, pesante o leggera, estiva o invernale, ornamentale o commestibile, la zucca e' un vegetale eclettico.

La si puo' gustare a tavola, ammirare nelle tele dei pittori o nelle forme decorative di fantasiosi artigiani, si puo' farne fioriere e zuppiere, beneficiarne come sciroppo ricostituente o crema emolliente per la pelle.

Ai tempi dei romani, svuotata della polpa ed essiccata, la zucca diventava un contenitore leggero ed impermeabile, usato, per esempio, per trasportare il sale o il vino, il latte o i cereali.

A seconda della forma, da alcune zucche sono stati ricavati anche piatti. Ciotole e cucchiai o, addirittura, strumenti musicali come maracas sudamericane.

Oggi viene usata soprattutto per la festa di Halloween (31 ottobre), una festa importata dagli USA da tutto il mondo ma che ha antiche origine celtiche. Le zucche in questa occasione vengono svuotate e intagliate con facce mostruose, illuminate dall'interno con candele per scacciare i fantasmi, le streghe e gli spiriti cattivi per l'intero anno.

Tuttavia il successo della zucca è soprattutto legato all'uso alimentare: infatti ha da sempre costituito una notevole risorsa per i meno abbienti e, oggi è diventata anche cibo raffinato, cucinata secondo particolari ricette.

Nel nord Italia le zucche poco sviluppate sono state adoperate per vario tempo nell'alimentazione animale, in ragione anche del loro basso costo e del loro buon contenuto di zucchero.

Allegra, dilagante, trasformista e, se vogliamo, anche un po' trasgressiva

 

PERIODO DI PRODUZIONE

Da Settembre a Novembre.

E' un ortaggio facilissimo da coltivare perché non ha bisogno di concimi, la zucca infatti si difende da sola contro insetti e cresce dovunque anche sui terreni più poveri.

 

LA STORIA

L'etimologia del termine "zucca" è incerta. Secondo il dizionario Zingarelli, potrebbe derivare dal latino cocutia ("testa"), successivamente trasformato in "cocuzza", "cozucca" e, infine, zucca. Le varietà di zucche sono moltissime e diverse da paese a paese.

L’origine della famiglia delle zucche è sconosciuta. Gli Egiziani, i Romani, gli Indiani d’Oriente, gli Arabi, gli africani del Niger danno testimonianza della loro conoscenza e coltivazione, seppure di varietà diverse. Così come diverse furono quelle portate da Colombo.

Ma allora la zucca da dove arriva? Grande o piccola, oblunga, bislunga o tonda, liscia o rugosa, costoluta o bitorzoluta, verde, gialla o striata, la zucca non è nata in Europa. Arrivo', addirittura, dall'India e gli esperti - catalogandola come Lagenaria vulgaris - ne fecero a priori un cibo per mense contadine, che nei secoli avrebbero pero' originato ricette squisite. Poi, con la scoperta dell'America, giunsero una dopo l'altra zucche grandi come le tre cucurbite: pepo, maxima e moschata. Colpirono la fantasia, ma piacquero anche al palato, tanto che ne sono derivate le specie oggi più' diffuse e consumate.

La zucca al grotto Morchino

 

DESCRIZIONE DEL PRODOTTO

E' una pianta erbacea, con un fusto ramificato per mezzo di viticci o strisciante, grandi foglie ruvide, per lo più cuoriformi e fiori con corolla campanulata di colore giallo vivo.

Il frutto è una bacca o peponide, cavo all'interno con semi appiattiti ed ovali. La scorza coriacea, quasi legnosa, può assumere diverse tonalità variabili, dal verde, anche variegato, al giallo, all'arancione, al bruno-rossiccio.

Le zucche coltivate derivano soprattutto da due specie: la zucca comune del Brasile e la zucca dell'Asia meridionale. La prima a frutto sferico o lievemente allungato, pesante anche 50 Kg., giallo o arancione con peduncolo a sezione circolare, con polpa gialla, farinosa e dolciastra.

Tra le varietà da essa derivate le più note sono la "Napoletana", a peponide verde chiaro, la "Zucca a Turbante", così chiamata per la sua caratteristica forma, la "Grigia di Boulogne"e la "Marina di Chioggia " (Zucca Barucca). La seconda, conosciuta anche come "zucca pepona" o "zucca torta", frutti oblunghi, arcuati, rigonfi alle estremità, con peduncoli a sezione pentagonale; è di colore verde scuro o arancione, ed ha polpa dolce e tenera. Le sue varietà più comuni sono: la "Piena di Chioggia" e la "Piena di Napoli".

 

PRINCIPALI PROPRIETA'

La zucca al grotto Morchino

E' una miniera di sali minerali, zuccheri, vitamina C, vitamina E (antiossidante), betacarotene che le dà il suo colore giallo-arancione, fibra alimentare (che varia dalle diverse varietà), potassio e selenio (antiossidante che varia a seconda del terreno).

E' ideale nelle diete perché sazia senza fare ingrassare e perché contiene poche calorie (100 gr. = 17 cal.) basta non esagerare con i condimenti perché verrebbero assorbiti tutti dalla sua polpa; inoltre bastano 200 gr. di zucca per coprire il nostro fabbisogno giornaliero di vitamina A.

E' facilmente digeribile ed il basso contenuto calorico ne fa un alimento valido per le persone che non desiderano ingrassare e per i diabetici. La polpa ha proprietà emollienti e lassative, rivelandosi utile nei casi di costipazione intestinale.

Le sue proprietà sono svariate: la polpa è anche rinfrescante, diuretica e regolatrice intestinale, pertanto il suo consumo può risultare utile a chi soffre di disturbi intestinali, di emorroidi, di disturbi renali e digestivi, o di enterite; i semi e la polpa insieme hanno un'azione sedativa e ipnotica, preziosa in caso di insonnia, di dolori e infiammazioni (soprattutto delle vie urinarie).

I semi sono vermifunghi: per secoli costituirono un ottimo rimedio contro la tenia (verme solitario).

 

LA ZUCCA IN CUCINA

La zucca è ottima sia cotta al forno con poco olio, tagliata a cubetti nel minestrone, per ripieni nei tortelli (per la sua polpa compatta e zuccherina), in purè, budini, sformati... e comunque in tantissimi altri piatti dolci o salati dai primi ai dessert; l'importante è che prima di ogni preparazione venga tagliata a metà con un coltello ben affilato, poi in quarti e infine a spicchi o a pezzi, dopodiché andranno tolti tutti i semi, i filamenti e la buccia. Sono ottimi anche i suoi fiori se cucinati fritti.

 

UN CONSIGLIO!

Per conservare a lungo la zucca è meglio tenerla intera perché se tagliata avvizzisce in pochi giorni.

 

ZINCARLIN DA LA VAL DA MÜCC

 

Genericamente con il termine Zincarlìn si intende un formaggio prodotto in Italia (provincie di Como e Varese) e in Svizzera ma solo in Valle di Muggio.

Se in Italia lo zincarlin è prodotto a partire dalla ricotta e quindi classificato come latticino, in Valle di Muggio la materia prima è una cagliata di latte di vacca o, se stagione, di vacca e capra ed è quindi a tutti gli effetti un formaggio.

Ad inizio del 1900 lo zincarlin veniva prodotto in ogni famiglia della Valle di Muggio.
Con lo spopolamento della valle dopo il 1950 e poi con l'introduzione in Svizzera, attorno al 1990, di norme più severe per la produzione della cagliata, lo zincarlin andava scomparendo.
Solo grazie alle forze riunite di Slow food Ticino, degli agricoltori aderenti all'Associazione Prodotti Valle di Muggio e dall'Associazione dei comuni della Regione Valle di Muggio Val Mara e Salorino, oggi possiamo ancora gustare lo zincarlin tradizionale, noto ormai con il nome di Zincarlìn da la Val da Mücc

Si produce di norma con latte vaccino, ma è tradizione aggiungere piccole quantità di latte di capra quando è stagione.

Il latte utilizzato è crudo.
La cagliata, ottenuta con una coagulazione lattico-presamica è lasciata coagulare per 24 ore. Quindi è fatta scolare in un telo per almeno ventiquattro ore fino a raggiungere la giusta consistenza. Il tempo di scolatura dipende dalle condizioni climatiche. Se la consistenza della pasta non soddisfa essa può essere persino pressata per alcune ore.
In seguito la massa, chiamata dai produttori "pasta", è mischiata con una quantità adeguata di pepe e sale, dopodiché si procede a modellare le forme a mano. Lo Zincarlìn si consuma dopo una stagionatura di due mesi e oltre.

La maturazione avviene in cantine semi-interrate, con caratteristiche specifiche al massiccio del Monte Generoso. Per evitare lo sviluppo di muffe non desiderate l'esterno è trattato con vino bianco e sale quasi quotidianamente.

Durante il periodo di stagionatura, lo Zincarlìn si trasforma: si forma una pelle di colore giallo-rossiccia, la pasta si fa morbida e pastosa, le note olfattive e organolettiche si arricchiscono in complessità e persistenza.

 

Fonte: zincarlin.valedimuggio.ch

La polenta alimento afrodisiaco

 

 

Un cibo che ha qualità afrodisiache – che stimola cioè l’attività sessuale – esiste davvero: ed è la polenta.
Nel corso dei secoli sono state attribuite qualità stimolanti a una grande varietà di alimenti, dalle domesticissime braciole di maiale alle spezie più esotiche, ai molluschi, al peperoncino. Spesso si è trattato di cibi che richiamano per la loro forma l’organo sessuale maschile (cetrioli, asparagi) o sono particolarmente energetici (parmigiano, cioccolata) o raffinati (caviale, ostriche). Nessuno ha realmente efficacia, ma chi ci crede e se ne rimpinza ottiene talora buoni risultati: l’effetto placebo funziona.


Gli unici alimenti che non sono mai stati presi in considerazione, né dalla tradizione popolare né da quella colta, sono stati pane, pasta, riso e polenta. Ed è un peccato, appunto, per la polenta. Essa, e più precisamente il mais di cui si compone, ha proprio un effetto afrodisiaco: è risultato in maniera inequivocabile dagli esperimenti condotti dal professor Michele Carruba, docente di neuropsicofarmacologia dell’Università di Milano.


Per capire come agisce la polenta in veste di afrodisiaco diamo un’occhiata al funzionamento del nostro cervello: le cellule cerebrali non sono a diretto contatto tra di loro, ma separate da un piccolissimo spazio, misurabile in milionesimi di millimetro detto spazio intersinaptico. Per comunicare, le cellule liberano sostanze particolari, i neurotrasmettitori, che hanno il compito di varcare lo spazio tra le sinapsi e di portare il messaggio alle cellule adiacenti. Il desiderio sessuale è un po’ come una bilancia: agiscono su di lui sia stimoli inibitori che stimoli eccitanti. Quando questa bilancia è in equilibrio si ha il desiderio sessuale naturale.

 


Torniamo alla polenta. Il neurotrasmettitore che si incarica di propagare il messaggio inibitore è la serotonina. Il nostro organismo sintetizza la serotonina  di un aminocido essenziale, il triptofano, che è presente in tutti gli alimenti tranne che nel mais. Mangiando soltanto mais, priviamo l’organismo di triptofano e in questo modo gli impediamo di sintetizzare serotonina. Se la serotonina scende sotto un certo livello non  è più in grado di trasmettere il messaggio sessualmente inibitore: le cellule del nostro cervello sentono allora soltanto il messaggio eccitante.


Cavie di laboratorio tenute per 24 ore a dieta composta esclusivamente di acqua, mais e un po’ di sale (cioè polenta) si sono abbandonate a una attività sessuale talmente frenetica da essere incapaci di distinguere individui del proprio sesso da quelli del sesso opposto. Quando i testicoli dei maschi, per il troppo lavoro, non erano più in grado di produrre spermatozoi, le bestiole continuavano a provare un desiderio incoercibile, ma non riuscivano a soddisfarlo: venivano colte da una profonda depressione e si rintanavano in un angolo della gabbia.

E’ questo il limite della “dieta polenta” a scopo afrodisiaco: provoca bensì eccitazione, ma non aumenta la capacità di soddisfarla.

Nota
Da un ritaglio de “L’Europeo” degli anni Ottanta del 900. Non c’è indicazione di data. L’autore è Ettore Vincenti. (S.L.L.)

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